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giovedì 2 agosto 2012

Cicerone Racconta...

Quando si desidera che le affermazioni apparentemente più innocenti siano storicamente fondate, la ricerca storica può diventare assai laboriosa. Si consultano spesso testi che apparentemente non hanno nulla a che vedere con l'argomento che si desidera verificare, eppure proprio quei testi riportano en passant la testimonianza chiave.
È quanto mi è accaduto con uno dei personaggi apparentemente secondari del mio romanzo, tale Erennio Ponzio Telesino. Erennio era uno dei più noti e rispettati capi Sanniti dell'epoca, certamente un uomo del suo popolo molto diverso dallo stereotipo che la storia (scritta dai Romani vincitori) ci ha consegnato dei Sanniti.
I Sanniti: questa popolazione quasi primitiva, semi-barbara, che tante pene fece soffrire all'Urbe durante la sua espansione nell'Italia centrale. Ebbene, in maniera straordinariamente contrapposta a tale visione, il nostro Erennio poteva vantare almeno un paio di amicizie e frequentazioni di prim'ordine.
La prima è quella di Archita, il filosofo e stratega greco di Taranto che rese la propria città potentissima. La seconda, qualora il primo nome non avesse fatto sobbalzare qualcuno di voi, è nientemeno che Platone, per il quale non credo servano presentazioni.
Ma non sono io che lo affermo, bensì Cicerone, nel suo Cato Major De Senectute. Qui riporto i passi di nostro interesse.
XII, 39) Veniamo dunque al terzo motivo per abusare della terza età, ed esso è che essa è priva di piaceri dei sensi. Oh glorioso dono dell'età, se davvero essa ci libera dal difetto più vizioso della gioventù! Ora ascoltate, nobilissimi giovani, ciò che l'uomo straordinariamente grande e distinto, Archita di Taranto, disse in un antico discorso ripetuto a me quando ero un giovane uomo al servizio di Quinto Massimo a Taranto: “Nessuna maledizione più mortale”, disse, “è stata data dalla natura all'uomo che il piacere carnale, per il desiderio del quale le passioni sono guidate temerariamente e incontrollabilmente verso la loro gratificazione.
40) Da esso provengono il tradimento ed il capovolgimento degli stati, e da lì nascono incontri segreti e corrotti con nemici pubblici. In breve, non esiste scopo criminale e malefatta che la brama di piacere non conduca gli uomini ad intraprendere. Infatti, lo stupro, l'adulterio, e ogni simile offesa sono messi in moto dalle lusinghe del piacere e da nient'altro, e poiché la natura - o qualche dio, forse - ha dato all'uomo niente di più eccellente che il suo intelletto, pertanto questo dono divino non ha nemico più mortale che il piacere
41) perché lì dove la lussuria regna despotica l'autocontrollo non ha posto, e nel regno del piacere non c'è un luogo dove la virtù possa mettere piede.
“Immaginate”, pregò, per rendere più chiaro il suo discorso, “immaginate una persona che goda del piacere corporale più squisito che si possa avere. Nessuno dubiterà, credo, che un tal uomo, mentre è nel pieno di questo piacere, è incapace di qualsiasi azione mentale, e non possa fare nulla che richiede la ragione e la riflessione. Quindi non c'è nulla di così odioso e pernicioso come il piacere, dal momento che, se si indulge in esso troppo e troppo a lungo, esso volge la luce dell'anima nella tenebra più nera.” Il mio anfitrione tarantino Nearco, che rimase saldo nella sua amicizia al popolo romano, mi disse che, secondo la tradizione, Archita pronunciò queste parole mentre conversava con Ponzio il Sannita, padre di colui che sconfisse i consoli Spurio Postumio e Tito Veturio alle Forche Caudine. Infatti egli mi disse inoltre che era presente Platone l'ateniese e udì Archita pronunciare il suo discorso e, dopo una ricerca, trovo che Platone venne a Taranto sotto il consolato di Lucio Camillo e Appio Claudio.

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