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mercoledì 26 dicembre 2012

Il Grande Bluff (2/2)

Con quello di oggi chiudiamo la serie di post bibliografici. Sono stati numerosi, è vero, ma le fonti storiche sono le uniche che possono permetterci di avere un'idea di quanto accadde durante l'assedio del 326 a.C.
Senza indugio, riportiamo dunque quanto scritto da Livio nel suo Ab Urbe Condita, VIII, 26:
Nel contempo Ninfio, per parte sua, aveva raggirato il comandante del presidio sannita, portandolo a concedergli, poiché l'intero esercito romano si trovava o intorno a Paleopoli o nel Sannio, di arrivare per via di mare in territorio romano e di devastare non solo la costa ma anche i dintorni stessi di Roma.
La Campania Felix ai tempi del romanzo

A beneficio del lettore, ri-pubblico questa cartina della Campania Felix, ospitata su Wikipedia: dovrebbe risultare evidente che partire nottetempo da Neapolis per andare a devastare i dintorni stessi di Roma è un'esagerazione di Livio.

Ma per evitare di essere scoperti, era necessario salpare in piena notte e mettere subito le navi in mare. Perché la cosa potesse essere attuata il più velocemente possibile, tutti i soldati sanniti, eccetto quei pochi necessari per fare da presidio armato alla città, vennero inviati sulla spiaggia.
Mentre Ninfio, nel buio della notte, faceva scorrere il tempo impartendo ad arte ordini contraddittori per confondere una gran massa di armati già impacciata dalla sua stessa mole, Carilao, introdotto in città dai compagni secondo l'accordo prestabilito, occupata con i soldati romani la parte più alta della città, diede loro ordine di levare un grido: udendolo, i Greci obbedirono al segnale ricevuto e rimasero fermi, mentre i Nolani fuggirono dalla parte opposta della città per la strada che porta a Nola.
Mappa del doppio nucleo urbano Neapolis-Parthenope

Riporto ancora la mappa del doppio nucleo urbano Neapolis-Parthenope, con l'intento di far visualizzare meglio la ricostruzione liviana. Immagine ospitata sul sito web dell'I.C. Fiorelli, Napoli.

I Sanniti, tagliati fuori dalla città, se da una parte ebbero sul momento dei vantaggi nella fuga, dall'altra essa sembrò loro ben più umiliante, quando si trovarono fuori pericolo. Disarmati com'erano, avendo lasciato tutto in mano al nemico, tornarono in patria spogliati e privi di ogni cosa, dileggiati non solo dagli stranieri ma anche dai loro concittadini.
Pur non essendo all'oscuro dell'altra versione dei fatti che attribuisce la presa della città al tradimento compiuto dai Sanniti, non mi sono soltanto limitato a seguire gli autori più affidabili: è anche il trattato stipulato con Napoli (foedus neapolitanum, n.d.r.) - lì infatti i Greci trasferirono il loro quartier generale - a rendere più verosimile il fatto che essi siano spontaneamente tornati a un rapporto di amicizia. A Publilio venne decretato il trionfo perché vi erano sufficienti ragioni per credere che i nemici si fossero arresi a seguito dell'assedio. A lui toccarono per la prima volta due onori singolari: la proroga del comando, fino ad allora mai concessa ad alcuno, e un trionfo celebrato dopo la scadenza del mandato.
Sembra o no un “pacco”, il tipico raggiro napoletano allo sprovveduto di turno? Solo che oggi rischiate di comprare un mattone al posto di una telecamera, mentre all'epoca Carilao e Ninfio furono capaci di far entrare tremila uomini da un lato della città, mentre seimila scappavano dall'altra...
Al di là dei dettagli esilaranti, possiamo cominciare ad osservare dei dettagli solo apparentemente di secondo piano: dopo oltre un anno di assedio Ninfio “concede” al comandante sannita l'uso delle navi per attaccare Roma; i soldati Sanniti vennero inviati sulla spiaggia (siamo indotti a pensare che il porto di Neapolis avesse una costa sabbiosa, ma era così?); i Nolani fuggirono per la strada che porta a Nola; i Sanniti si trovarono “tagliati fuori dalla città” (dunque dov'erano rispetto alla stessa?).
Livio commenta anche di un'altra versione dei fatti che lui ritiene improbabile sulla base dell'autorità delle fonti da lui seguite e sulla base dell'esistenza del foedus neapolitanum (si badi: neapolitanum), che altrove viene detto aequum, ovvero “alla pari”, un evento ben raro nell'ampia casistica di trattati stipulati da Roma.
Personalmente, posso aggiungere un'altra osservazione contro l'ipotesi del tradimento Sannita a Neapolis, ed è l'apparente incruenza della scena. Più o meno Livio ha fin qui parlato di vessazioni dei Sanniti contro i Neapolitani, né si percepisce nel suo racconto che i Sanniti subiscano alcuna pressione: l'assedio va avanti indefinitamente (Publilio è fatto proconsole per poterlo proseguire), le opere che nel passo precedente avrebbero separato le due parti della città non sembra abbiano intaccato l'accesso al porto che è tra le due città (Ninfio non avrebbe potuto proporre l'uso delle navi, altrimenti), e certamente l'abbandono di Neapolis in mani Romane sarebbe stata una sconfitta strategicamente e tatticamente importante per il comandante Sannita.
Ma con queste osservazioni mi accorgo di cominciare già ad indicare piste per la mia personale ricostruzione di come andarono le cose, che al contrario desidero illustrare meglio in prossimi post.
Arrivederci a presto!

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