Non saranno in pochi, verosimilmente a identificarsi col protagonista del racconto.
[Paola Zito, Docente di Storia del Libro e dell’Editoria - Seconda Università di Napoli]

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domenica 21 aprile 2024

Donne di Kapu

Matres matutae esposte presso il Museo Provinciale Campano di Capua. Fonte: Museo Provinciale Campano di Capua

Kapu - Racconti della Caduta era pronto già tempo prima che un editore lo trovasse adatto alla pubblicazione, e non è stato tempo trascorso oziosamente.
Dal momento che non vedeva ancora la luce, ho avuto modo di rifinirlo ancora, soprattutto perché il mio percorso di ricerca, sempre stimolato da Parthenope, continuava.
Non è il caso qui di approfondire le idee che mi sono formato sul nume di Neapolis, ma inevitabilmente sono dovuto tornare più volte a Kapu e riscrivere, esaltando figure e ruoli che in precedenza erano stati da me posti più in secondo piano, in particolare le donne.
Kapu resta una raccolta di racconti di guerra, che c'entrano le donne? Si chiederà qualcuno.
Fin dalle prime stesure, personaggi come Pacula Cluvia e Vestia Oppia erano nel volume, e d'altro canto le cita persino Tito Livio! E poi, sebbene non conosciamo il nome della moglie, sappiamo che l'eroe campano Kerrino Vibellio, il Taurea, era sposato e aveva figli! Le circostanze di questa notizia sono tristi, ma ne prendiamo atto. E ancora, chi impedì, e perché, e come, ai messaggeri numidi che avevano finto di aver disertato una Kapu ormai ridotta alla fame, di portare l'ultima richiesta di soccorso ad Annibale? Donne! Donne che ebbero il coraggio di fare quello che i capuani non fecero: andare a parlare personalmente col proconsole romano che le assediava!
C'è una sottile vena mistica in questo risvolto di Kapu. Avrei preferito lasciare ogni forma di prodigio fuori da questo volume, per accrescere il contrasto tra la narrazione di Neapolis, dove la presenza di Parthenope è così forte, e quella di Kapu, pero mi è stato impossibile: già il nome di Kerrino richiamava alla Demetra campana; poi abbiamo la narrazione del prodigio occorso alla madre di Seppio Loesio, l'ultimo, inutile meddiss di Kapu; e come trascurare la Mater Matuta, e infine Djana Tifatina? Non io, ma la fonti storiche stavano raccontando vicende di dee e di donne, parlando di un popolo rinomato per la sua abilità guerriera!
Posso immaginare ottime ragioni propagandistiche per giustificare una simile scelta da parte degli storici filo-romani, ma tendo a rispettare le fonti per quello che sono e a cercare piuttosto inconsistenze nella trama della loro narrazione. Se devo dubitare delle fonti, devo farlo con fatti alla mano, non per semplice partigianeria.
Inoltre, io conosco le qualità delle donne campane, e so fin dove possono arrivare! Leggevo i classici e ritrovavo la forza d'animo, la solidità incrollabile, che ho imparato a riconoscere. Quello che leggevo non mi era assolutamente estraneo!
Cercando di capire lo spirito di questo “femminismo campano”, ho preso a indagare meglio la cultura dei popoli italici prima dell'affermazione di Roma. Inutile ricordare l'importanza della donna nella società etrusca, ma molto meno è noto delle donne sannite, e moltissimo meno di quelle campane! Nondimeno, attraverso la religione e il culto, molto è passato persino attraverso le maglie della repressione romana. Senza voler scomodare l'assai posteriore ossessione di Augusto per il mos majorum (ma non voglio fare qui spoiler su uno dei motivi fondamentali del prossimo Neapolis), i romani non potevano vietare da un giorno all'altro a un intero popolo le sue credenze, per certi versi così simili alle proprie, così intrecciate alle proprie, e la Dea, le Dee, sopravvissero.
Questo cammino di ricerca l'ho affrontato, non mi sono del tutto chiare moltissime cose, ma a qualche conclusione sono finalmente giunto, e credo che dovremmo riscoprire cose che abbiamo dimenticato, perché molte delle brutture grandi e piccole che vediamo oggi derivano dall'aver annullato il ruolo del divino femminile, che esiste in ciascuno di noi.
Chissà che Kapu non possa apportare qualcosa in tal senso.

sabato 29 settembre 2012

Degli Amori

Un'ultima, doverosa nota, riguarda il tema dell'amore. In questo racconto si intrecciano diverse storie viste e vissute naturalmente con l'occhio (ed il cuore) dell'autore, ma modulate dalle esigenze imposte dalla cornice storica.
Sono storie di un altro tempo, di una cultura e di una società assai distinta dalla nostra, che certamente urteranno la sensibilità di molti. Se da esse si vuole direttamente estrapolare il sentimento dell'autore, attribuirgli ad esempio un'etichetta maschilista, si commette un grosso errore e si usa una chiave di lettura quanto meno fuorviante.
[…]
I personaggi che conoscerete vivono il sentimento abbandonandosi ad esso, non cercando di guidarlo, di controllarlo, perché quando ci provano, falliscono miseramente. Come anche noi, la moderna ed avanzata civiltà occidentale, stiamo fallendo, cercando di mettere un cartellino col prezzo o attribuire un'utilità a ciò che non ne ha per sua stessa natura.
Anche di questo, se sono riuscito a riflettere sul tema in questo modo, devo ringraziare Napoli, la sua anima di madre accondiscendente per gli amori giovanili di un figlio, di amante appassionata e gelosa, di poetessa sublime e raffinata.

domenica 22 luglio 2012

Il Volto di Parthenope

Parthenope non è la più nota delle Sirene.
Il mito che riguarda le Sirene dà loro nomi assai diversi a seconda dell'autore: lo Pseudo-Apollodoro cita Peisinoe, Aglaope e Thelxiepeia, altri nominano Terpsichore, Melpomene e Sterope o Chthon, Omero non dà alcun nome. Il loro stesso numero varia da due a cinque. Il mito che le vuole coi nomi di Leucosia, Ligeia e Parthenope (“virginale”) è dunque solo uno dei tanti ma, guarda caso, è proprio quello che ci interessa di più.
Nel romanzo sarà Parthenope stessa a raccontare la sua storia. Vale la pena però ricordare che, con le sorelle, essa venne mutata in donna-uccello (e non donna-pesce come vorrebbero le più tarde tradizioni medievali) dall'ira di Demetra, giacché era stata incapace di proteggere la figlia Persephone dalle voglie di Ade. Che poi Ade si comportò anche da gentiluomo: amava davvero Persephone, tant'è vero che la sposò e fece in modo che ella non potesse stare lontano da lui. Ad ogni autunno la fanciulla deve tornare dal marito, mentre la primavera e l'estate li trascorreva con la madre a curare le messi.
Ciò detto, la tentazione di parlare qui delle valenze ctonie del mito è molto forte, ma non è assolutamente questa la sede. Se lo desiderate, sarò felice di scrivere un post a parte, ora dobbiamo tornare alla nostra Parthenope.

mercoledì 18 luglio 2012

Presentazione

Benvenuti!
In questo blog presento il romanzo storico che mi ha impegnato nel corso degli ultimi tre anni, dal 2009 ad oggi. La mia professione non è lo scrittore, quindi il libro non è nato da un'idea, da un progetto a tavolino, ma da un sentimento verso la città di Napoli alla quale mi sento profondamente legato. Qui desidero solo condividere l'esperienza che ho raccolto per giungere alla stesura finale dell'opera.
Potete vedere questo blog come un The making of

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