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mercoledì 15 aprile 2015

Il ruolo strategico della cavalleria nella Seconda Guerra Punica

Nei post passati abbiamo cercato di valutare la qualità delle forze di cavalleria durante il conflitto librato da Annibale contro Roma. Ma perché Annibale decise di usare la cavalleria contro Roma? E la sua scelta era fondata e si rivelò vincente?
Come abbiamo visto soprattutto nel post sulla cavalleria numidica, la risposta alla prima domanda è scontata: non è la cavalleria in sé che Annibale cercava, ma un'arma dotata di rapidità e forza sufficienti a scompaginare e sbaragliare la fanteria di Roma. I numidi erano rapidi quanto basta, Annibale ne prese con sé un numero sufficiente per dotare il proprio esercito di quella potenza d'impatto che egli riteneva necessaria.
Alcuni dei presupposti sui quali egli fondò la sua scelta erano però sbagliati: c'era un motivo per il quale i Romani non avevano ancora sviluppato una forza di cavalleria degna dei reparti di fanteria, ed era l'orografia della penisola italiana.

In questa mappa sono poste a confronto l'orografia di Nord-Africa, Spagna e Italia. Delle tre regioni, la penisola italiana è certamente la più geologicamente tormentata.

Diversamente dalle infinite pianure nordafricane o dall'altopiano iberico, lo stivale italiano è tutto un susseguirsi di cime, colli e catene montuose, mentre le zone pianeggianti sono alquanto rare: il fante, non il cavallo è l'arma giusta per combattere in un territorio del genere.
Cosa fece, infatti, Quinto Fabio Massimo, il Temporeggiatore, quando assunse la dittatura subito dopo la disfatta del Trasimeno? Guidò il proprio esercito di cima in cima, tra le pendici dei colli, seguendo il nemico ma evitando lo scontro, mantenendosi su terreni scoscesi dove la cavalleria numidica non poteva agire liberamente e dare il meglio di sé. Glielo rimproverò Marco Minucio Rufo, il suo magister equitum, quando i Romani giunsero a Sinuessa attaccata dai Cartaginesi:
Siamo qui, a guidare il nostro esercito come un gregge di pecore tra pascoli estivi e per contorti sentieri di montagna, e a nasconderci tra nuvole e foreste.

[Livio, Ab Urbe Condita, XXII, 14]

certamente non ciò che qualunque condottiero romano amava fare, ma Fabio aveva davvero capito il suo avversario, mentre Minucio inseguiva sogni di gloria.
Dunque, dopo un solo anno dal suo arrivo in Italia, Annibale aveva già trovato colui che sapeva come tenergli testa, ma siccome la scelta della cavalleria non era frutto del caso, ma di un piano accuratamente e meticolosamente studiato, a maggior ragione Annibale cercò di restare in regioni pianeggianti.
Per tutto il 217 a.C. egli devastò la Campania in lungo e in largo, un territorio
fortemente protetto dalla natura e difficile da raggiungere, perché un lato è protetto dal mare, e il resto da una lunga e alta catena di montagne, tra le quali vi sono solo tre passi dall'interno, stretti e difficili: uno dal Samnium, un secondo dal Latium e il terzo dalla regione degli Hirpini.

[Polibio, Storie, III, 91]

Mappa della Campania al termine del III sec. a.C.

Mappa della Campania al termine del III sec. a.C. I tre passi citati da Polibio sono a Nord quello di Cassino (a nord-ovest di Teanum, oltre il Roccamonfina), verso il Samnium quello di Caudium, e verso il territorio degli Hirpini probabilmente quello di Abella.

Dunque, Annibale non aveva alcun interesse ad abbandonare la Campania, perché era lì, in quella pianura che la potenza del suo esercito poteva scatenarsi inarrestabile, era lì che i Romani non avrebbero avuto il coraggio di affrontarlo, e infatti, quando al termine dell'estate il Cartaginese tentò di riprendere la via dei monti, Fabio era lì a bloccargli il passo, e solo lo stratagemma delle fascine infuocate sulle corna dei buoi permise all'esercito punico di superare il blocco romano.
L'anno dopo, però, Annibale tornò esattamente in quella stessa pianura già in primavera. Su tutti i motivi che lo condussero nuovamente lì prometto un altro post, qui vale la pena ricordare il commento che fa ancora Polibio di questa scelta:
Se i Cartaginesi fossero riusciti a fissare i loro quartieri in queste pianure (la Campania), essi avrebbero avuto il vantaggio di una specie di teatro, nel quale far mostra del terrore della loro potenza sotto lo sguardo di tutt'Italia, e avrebbero anche palesato la codardia dei loro nemici che rifuggivano dal dar loro battaglia, mentre essi stessi avrebbero provato al di là di ogni dubbio di essere i signori del Paese.

[Polibio, Storie, III, 91]

Persa la cavalleria, Annibale avrebbe perso ogni vantaggio. I numeri non erano con lui, il territorio non era con lui, la stessa Cartagine gli inviò rinforzi col contagocce. Per la grande battaglia di Zama che chiuse la guerra, i Romani corruppero la cavalleria numidica facendo passare il loro re dalla propria parte, e Annibale non poté opporsi, in campo aperto, a quella forza che lui stesso aveva usato con tanta devastante efficacia in Italia.

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